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Il caso del giorno (07.12.06). Campagna di civiltà in strada contro comportamenti pericolosi


L'odierna pagina milanese delle lettere al Corriere della sera è tutta dedicata al problema della sicurezza dei ciclisti.

Segnaliamo in particolare la lettera di Edoardo Galatola, responsabile della FIAB per il settore sicurezza, che occupa il caso del giorno:
http://www.corriere.it/vivimilano/caso_del_giorno/articoli/2006/12_Dicembre/07/caso.shtml

Ne riportiamo il testo qui a seguire.

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Gli incidenti stradali sono la vera emergenza dei nostri tempi, dato che costituiscono la prima causa di morte accidentale, e addirittura la prima causa di morte in assoluto per i giovani fino a 29 anni; ciononostante continuano a costituire un tema di cronaca locale e non il tema tenuto al primo posto dell’agenda politica. Dei morti sulle strade quasi metà avvengono in città e di questi uno su due è un cosiddetto utente debole, ovvero un pedone, un ciclista o un conducente di ciclomotore. Ciò significa che se non si proteggono ciclisti e pedoni non si ha alcuna speranza di migliorare la sicurezza e la vivibilità dei nostri centri urbani. Da questo punto di vista Milano è messa sicuramente peggio di molte altre città. E allora? Le cause strutturali di pericolo sono altre ed in particolare una velocità di percorrenza dei mezzi motorizzati incompatibile con l’assetto urbano e l’associata carenza di visibilità degli ostacoli improvvisi. Le cause scatenanti del singolo incidente sono poi di volta in volta la distrazione, l’eccesso di confidenza col mezzo, l’uso del telefonino, l’attraversamento imprudente, la scarsa cultura del rispetto. Un altro aspetto fondamentale da affrontare riguarda le infrazioni che devono essere sanzionate. Mi domando: qualcuno ha mai visto erogare una multa per mancato rispetto delle strisce pedonali? Io mai. E una multa per divieto di sosta? Sicuramente sì. Anche questa è una scelta politica che può educare il costume: lanciare una campagna di tolleranza zero verso i comportamenti pericolosi senza falsa indulgenza, o peggio, senza pensare solo a far cassa con gli introiti delle contravvenzioni.
Edoardo Galatola
responsabile sicurezza Fiab

Caro Galatola, in questi giorni un autista imprudente e un camionista distratto lasciano una scia di sangue sull’asfalto e poi dolore, disperazione, un lutto che non finirà mai anche se è destinato a diventare statistica: 23 mila incidenti ogni anno in città, 85 morti che sono stati, in passato, anche 120. Ogni volta la domanda è se questo si poteva evitare con un maggior rispetto delle regole e con controlli più severi da parte di vigili e polizia, ma il tempo per interrogarci è sempre troppo breve: e un cittadino muore ammazzato mentre attraversa la strada o passa in bici, il giorno dopo è già stato dimenticato. Anche se la maggior parte degli incidenti stradali sono imputabili a imprudenza e imperizia, non è esagerato sostenere che un maggior rispetto delle regole avrebbe un forte impatto sulla riduzione degli infortuni, certamente ci sarebbe una riduzione dei rischi e dei pericoli. Lei ha ragione: fermarsi davanti alle strisce pedonali deve diventare una regola e non l’eccezione, come oggi.
Ma bisognerebbe chiedere anche una modifica al codice della strada che assegna cinque punti di penalizzazione per chi non allaccia le cinture di sicurezza e solo due per chi non si ferma davanti a un pedone sulle zebre. Sono queste contraddizioni, unite alla nostra (ci metto anche la mia) indifferenza a certi richiami, non distrarsi alla guida, non insistere col cellulare, a rendere difficile ogni prevenzione. Se uno rallenta per favorire un pedone o un ciclista che deve attraversare non può essere maledetto da chi gli sta dietro o insultato. È segno di inciviltà. Il traffico in città si è imbarbarito, muoversi in bici a Milano è una sfida, fa paura. Eppure, più biciclette e più sicurezza è un binomio possibile, basterebbe averne la volontà. Una scelta politica decisa e coerente potrebbe aiutarci a cambiare un certo malcostume: ma i politici bisogna incalzarli e la buona educazione non ha per molti di loro un tornaconto immediato, un ritorno d’immagine. Però non ci si deve arrendere: le sue proposte meritano
sostegno, questa è una battaglia da fare per qualche morto in meno in città.

di Giangiacomo Schiavi
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