Una nuova figura professionale, il Promotore della Mobilità Ciclistica

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La FIAB è partner dell'Università di Verona per un corso unico in Italia: promotore della mobilità ciclistica visto come sbocco professionale. Il corso si svolgerà a Verona in ambito universitario e avrà la durata di 48 ore di lezioni frontali e 4 giornate di uscite sul campo, di venerdì e sabato da marzo a giugno.

Il coordinatore tecnico è l'Ing. Marco Passigato.

La scadenza per 'iscrizione è stata prorogata all'8 febbraio 2013.

Per altre informazioni potete leggere l'articolo completo sul sito Fiab.

#ChiediloaFiab: discutiamo le tesi del Congresso?

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Nei giorni 14 e 15 aprile 2012 la Federazione Italiana Amici della Bicicletta si è riunita ad Arezzo per il Primo Congresso Nazionale, discutendo ed approvando una serie di 11 tesi congressuali, la cui consultazione è possibile tutt'ora in questa sezione del sito Fiab.

Trattandosi di argomenti di interesse collettivo, ed essendo la Fiab una Federazione in rappresentanza di 15 mila soci, si è pensato di approfondire passo passo le 11 tesi, intervistando per ciascuna di esse il suo relatore.

(Continua a leggere l'articolo sul sito Fiab)

Cose che non devono succedere

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Giovedì scorso, durante il consueto giro serale della critical mass, è accaduto un episodio grave, di cui hanno riferito anche alcuni quotidiani.
In via Vittor Pisani, in prossimità del noto ristorante "Giannino", numerose autovetture di clienti sostavano all'interno della ciclabile (come pure sullo spartitraffico).
I ciclisti hanno chiesto l'intervento dei vigili, ma hanno dovuto attendere oltre un'ora perché finalmente si presentassero.
Nel frattempo veniva improvvisato dai partecipanti al critical mass un sit-in di protesta, bloccando al traffico una parte della carreggiata.
Poco dopo sorgevano discussioni e contestazioni con il personale e alcuni avventori del locale, documentate anche da riprese fotografiche e video che si trovano in rete. Le discussioni sono a un certo punto degenerate passando alle minacce e giungendo sino alle vie di fatto, con colluttazioni fisiche tra alcune persone del ristorante e alcuni ciclisti. Uno di questi, centrato da un pugno, è stato medicato al pronto soccorso.
I vigili, nuovamente contattati, a quel punto si presentavano sul luogo del fatto, essendosi ormai le auto in sosta quasi tutte dileguate, multando le poche rimaste e cercando di ricostruire l'accaduto.

Circolano versioni divergenti su chi ha aggredito chi. E non sta a noi, qui, entrare nel merito della vicenda.
Quel che è certo, tuttavia, è che è inammissibile che questa situazione di parcheggio abusivo, nota e denunciata da tempo, continui impunita ogni giorno.
Citiamo, tra i molti, un articolo del Corriere della sera di oltre un anno fa.
http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/11_luglio_25/pista-ciclabile-vittor-pisani-paletti-gialli-maran-multe-1901170228689.shtml
Ricordiamo che, proprio sotto via Vittor Pisani, esiste da anni un parcheggio sotterraneo assai capiente, che risulta anche ampiamente sottoutilizzato. Mentre prospera la sosta abusiva in superficie, nella sostanziale indifferenza della polizia locale. Perché?
Non ci è stato ripetuto sino allo sfinimento, in tutti questi anni, che i parcheggi sotterranei servono proprio allo scopo di liberare la superficie dalle auto in sosta?
Il ristorante, frequentato da numerosi vip, risulta anche avere una convenzione con il suddetto parcheggio. Ma i clienti preferiscono continuare a lasciare le loro auto, spesso di grossa cilindrata, sui marciapiedi, sulla pista ciclabile o in altre situazioni vietate, ben sapendo che il rischio di subire contravvenzioni è irrilevante.
Allora, sarà pur vero che, rispetto a questo tipo di clientela, una contravvenzione per sosta vietata equivale all'incirca alla mancia data al cameriere, e quindi non costituisce un deterrente di particolare efficacia. Ma non ci pare un motivo valido per continuare a tollerare questa illegalità.
Invitiamo chi deve ad effettuare i controlli in modo sistematico. Anche per evitare il ripetersi di situazioni come quella sopra denunciata, i cui esiti potevano essere certamente ben peggiori.

Eugenio Galli (presidente Fiab Ciclobby Milano)

VadoInBici

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Legambiente e Fiab-Ciclobby assieme ai comuni di Cesano Boscone, Assago e Corsico uniti per migliorare la qualità della vita di chi va in bicicletta

Un successo il progetto: dopo quasi due anni di attività verranno presentati tutti i risultati nei comuni coinvolti.

La Giunta approva 2 nuovi itinerari ciclabili

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È stata approvata ieri dalla Giunta la realizzazione di due itinerari ciclabili e di un'isola ambientale nelle Zone 1, 2, 3 e 4. Si tratta di interventi importanti, perché portano verso il completamento di tratti di ciclabili oggi frammentati e la creazione, dunque, di due percorsi utili ai cittadini: il primo andrà da piazzale Susa a Stazione Garibaldi, passando per Città Studi, zona Lima, Porta Venezia e Repubblica; il secondo, invece, porterà dalla Stazione Centrale a San Babila. È stato finanziato il tratto Repubblica-Monte Santo, inserito nelle priorità 2012 del Piano Triennale delle Opere."Con la realizzazione di questi interventi prosegue il nostro impegno per la trasformazione di Milano in una città amica della bicicletta, anche grazie al completamento di percorsi fino a oggi rimasti frammentati", ha dichiarato l'assessore alla Mobilità, Ambiente, Arredo urbano e Verde Pierfrancesco Maran. "Grazie a misure strutturali e a progetti che limitano il traffico e favoriscono la mobilità sostenibile, Milano si avvicina alle grandi capitali europee che, da tempo, hanno scelto la bicicletta come mezzo di trasporto primario, soprattutto per gli spostamenti quotidiani casa-lavoro".

Il Comune porterà a compimento l'itinerario ciclabile su corso Venezia, fino a piazza San Babila. Si tratta della prosecuzione delle due ciclabili monodirezionali che oggi si sviluppano sui due lati di via Palestro, partendo da Porta Venezia. Verrà dunque realizzata la pista ciclabile lungo entrambi i lati della carreggiata, in parte in segnaletica e in parte con cordoli. In futuro da piazza San Babila l'itinerario ciclabile continuerà anche lungo corso Europa.

Nelle Zone 2 e 3, lungo viale Tunisia, tra corso Buenos Aires e via Vittor Pisani, e via Ferdinando di Savoia, si svilupperà l'altro itinerario che porta fino a piazza San Gioachimo. Anche in questo caso verranno realizzate due piste monodirezionali con cordoli di protezione, lungo i due lati della carreggiata, e attraversamenti rialzati. Per proteggere la ciclabile di via Vittor Pisani dalle auto in sosta, inoltre, anche questo tratto verrà interamente protetto.

Infine, partiranno la riqualificazione dei controviali in viale Romagna e la realizzazione di Zone 30, attraverso la soprelevazione del manto stradale, che verrà anche risistemato.

Prima della partenza delle opere sarà redatto il progetto esecutivo e verrà aperta una gara per l'affidamento dei lavori. Il costo totale dei tre progetti è di 4 milioni e 120 mila euro.

Comunicato stampa  del Comune di Milano

L'ENNESIMO DRAMMA DELLA FOLLIA AUTOMOBILISTICA A CASALMAIOCCO (LO)

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GIORNATA DI ORDINARIA FOLLIA

"Suv travolge una 17enne in bicicletta",  "Piomba con la BMW nell'autolavaggio", "Un'auto pirata sulla via Emilia investe 23enne" sono i titoli della pagina del sud Milano del "Cittadino" del 12 novembre 2012 e se facessimo una rassegna stampa del macabro troveremmo almeno un paio di questi articoli in tutti gli altri quotidiani, nazionali e non.

Il dramma della ragazza di 17 anni travolta e barbaramente uccisa da un SUV sulla strada provinciale Sordio-Bettola ci lascia senza parole e vogliamo esprimere tutta la nostra vicinanza, cordoglio e affetto alla famiglia e agli amici.

Come Associazione FIAB di Melegnano ben conosciamo quella  strada e quell'incrocio che sappiamo essere pericoloso, perché si tratta di un rettilineo e, come si sa, l'automobilista di fronte ad una strada diritta ha una sorta di riflesso incondizionato che lo porta a schiacciare sull'acceleratore.

Leggiamo dai giornali il resoconto della dinamica dell'incidente che sembra non essere ancora chiara ma vogliamo fare alcune considerazioni a prescindere.
Erano le 16 quindi ancora abbastanza chiaro; si trattava di un gruppo in bicicletta e quindi riteniamo ben visibile, e si legge che l'automobilista si sarebbe accorto all'ultimo momento del gruppo che attraversava la strada.
A cosa stava pensando questa persona, guidando un'auto di quella potenza a quella velocità? Si stava facendo i fatti suoi telefonando a qualche amico? Stava pensando ai suoi problemi di lavoro o familiari? Stava sentendo la musica "a palla" o cambiava canale della radio? Si era fatto un bicchiere di troppo?
Non sappiamo ancora cosa sia successo ma in ogni caso non ci sono giustificazioni di sorta: è il prototipo dell'automobilista che, salendo in auto, si estrania dal mondo esterno, crea il suo habitat dove ciò che conta sono i suoi comfort alla ricerca dei suoi sottili piaceri della vita – sedili comodi, musica piacevole, temperatura confortevole, ebrezza della velocità per arrivare prima o solo per il gusto della guida sportiva ... - il tutto nell'indifferenza di tutto ciò che succede all'esterno che viene vissuto come un fastidio. Del resto le pubblicità di auto sono emblematiche: gli spot vengono girati lungo strade deserte dove l'unico elemento importante è il mezzo di trasporto pubblicizzato e il conducente felice del suo mondo inscatolato.

Qualunque sia il comportamento dell'automobilista in quel momento vogliamo qui dire forte e chiaro a lui e a tutti quelli come lui: siete degli irresponsabili (e vorremmo usare termini molto più forti) e non provate a darvi delle giustificazioni.
Non esistono giustificazioni di sorta di fronte ad una giovane vita spezzata perché voi non riuscite a controllare banalmente la velocità della vostra auto e perché vi sentite padroni della strada: se solo quest'auto avesse tenuto una velocità moderata oggi non piangeremmo la morte di una giovane che potrebbe essere nostra figlia.

E, anche come Coordinamento FIAB della Regione Lombardia, un appello a politici e amministratori: tacete tutti per carità di patria! Già le leggiamo le dichiarazioni altisonanti più o meno toccanti sulla sicurezza di tanti che si ricordano del tema in campagna elettorale e quando succede l'irreparabile.
A questi amministratori e politici diciamo: basta chiacchiere, basta uscire sui giornali o in televisione a dramma avvenuto e nascondersi dietro al dito delle responsabilità di altri.

La politica ha delle enormi responsabilità per questa mattanza quotidiana sulle nostre strade e la responsabilità più grossa è quella di pensare ancora che la mobilità delle persone è quella in automobile per cui tutte le politiche si fanno per incentivare e aiutare la mobilità in auto e la nuova tangenziale est esterna ne è un esempio proprio in questa zona.

Siamo in piena campagna elettorale, sia nazionale che regionale: cari politici, se proprio volete dire qualcosa, fateci vedere programmi elettorali credibili sul tema della mobilità e vivibilità delle nostre città. Noi votiamo solo chi ci darà garanzie in tal senso: per il resto non cercateci neanche.

Giulietta Pagliaccio
Presidente L'ABICI-FIAB Melegnano
Coordinatrice FIAB Regione Lombardia

 

La mia bici, i vandali e i controlli assenti

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È dura la vita del ciclista.

I ladri di biciclette sono sempre in agguato. E combatterli non è semplice: loro ti guardano, tu non li vedi. Sembrano agire indisturbati. Anche in pieno giorno e persino nelle zone più affollate della città.

Forse solo chi ha provato almeno una volta la rabbia impotente che assale quando ci si scopre derubati del proprio prezioso mezzo silenzioso e fedele può capire la frustrazione e il senso di scoramento che si prova. Qualcosa che rende insopportabile la visione un po' melò del ladro di bici come ultimo dei romantici.

Chi subisce furti ripetuti, magari alla lunga cede e abbandona questa scelta virtuosa di mobilità. Oppure, e lascio ad altri giudicare cosa sia meglio, si affida a bici di infimo valore, ferrivecchi arrugginiti che dovrebbero scoraggiare le velleità predatorie, mentre spesso si ritorcono solo in danno del ciclista medesimo compromettendone la sicurezza. Magari la vittima del reato finisce poi col promuovere a sua volta, inconsapevolmente oppure anche con una deliberata quanto colpevole accettazione del rischio, circuiti viziosi, acquistando bici di dubbia provenienza ai mercatini dell'usato, spesso noti come luoghi di ricettazione senza controlli. Tutto questo è inaccettabile, lo abbiamo già detto e scritto.

Ma vi può essere qualcosa di peggio del furto della bici: la sottrazione di alcune sue parti vitali, come mi è nuovamente accaduto lo scorso fine settimana. Arrivi e ti trovi la bici cannibalizzata: un telaio spolpato. Via le ruote. Via il manubrio. La sella. Il campanello. Le luci. Il cestino. Resta un simulacro inservibile della bicicletta. Ti chiedi come sia possibile che operazioni non istantanee possano essere svolte senza che nessuno se ne accorga.

Qui non c'è marchiatura che tenga. Il ciclista derubato della bici può denunciare il furto, ed è anzi un bene che lo faccia. Ma chi si trova la bici cannibalizzata, normalmente, si ferma all'incazzatura: difficile poter riconoscere i pezzi rubati, se si tratta di parti ordinarie del mezzo. E il valore ordinario dei singoli pezzi rende anche la denuncia un onere i cui costi superano di gran lunga i benefici.

Normale quindi che il cannibalizzato porti quel che resta della sua bici al riparatore per sostituire le parti mancanti: il tutto, ovviamente, a proprie spese. Cornuto e mazziato.

Se il nostro Comune intende davvero favorire la ciclabilità, allora deve occuparsene a 360 gradi.

Partendo dalla consapevolezza che una seria politica di riduzione del danno è frutto di una somma di interventi. Che non riguardano per la verità solo le istituzioni locali. Che non si esauriscono nella targatura della bici, da alcuni recentemente agitata quasi fosse una panacea. E che richiedono invece necessariamente anche una presenza più attiva e reattiva dei controlli sul territorio. Controlli innanzitutto ad opera delle forze dell'ordine. Ma anche da parte dei cittadini che, pur senza sostituirsi ai tutori della legge, possono, evitando di restare indifferenti di fronte a comportamenti sospetti, costituire un fattore di prevenzione diffusa.

Eugenio Galli

 

Il testo, con qualche taglio redazionale, è stato pubblicato sul Corriere Milano:

http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/12_novembre_6/bici-vandali-controlli-lettera-2112575040977.shtml

 

Furti di bici: perchè a molti “onesti” va bene comprarsela rubata?
Furti di bici: alcuni doverosi chiarimenti

SICUREZZA STRADALE: SERVE UNA SVOLTA

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Oggi è uscito il nuovo rapporto ACI-ISTAT sugli incidenti stradali aggiornati al 2011. Il rapporto evidenzia in modo marcato peculiarità e linee di tendenza della sicurezza stradale in Italia. Complessivamente si è confermata una riduzione di incidenti e morti sulle strade. La riduzione, precedentemente molto marcata, si sta esaurendo.

Complessivamente, con qualche anno di ritardo, ci si sta avvicinando al dimezzamento delle morti rispetto al 2001 (-45%). Questo dato è però sempre più sbilanciato verso le quattro ruote (-56%, dimezzamento abbondantemente superato) a scapito dell'utenza debole (-37% pedoni, -13% ciclisti, - 30% motociclisti). Per il terzo anno consecutivo (caso unico in Europa) i morti nell'utenza debole superano quelli delle quattro ruote a motore. I ciclisti inoltre sono l'unico segmento che ha visto un incremento seppur minimo di morti rispetto al 2010 (282 contro 263), ma anche per pedoni e motociclisti la riduzione è stata minima. Questo dato non va letto in valore assoluto, ma rapportato agli spostamenti (km percorsi). Poiché questi sono aumentati l'incidentalità per km percorso è diminuita.

Un altro dato emerge con evidenza. La riduzione di incidenti e morti dell'ultimo anno è da ascrivere totalmente a strade extraurbane ed autostrade (per le sole quattro ruote a motore), mentre niente è cambiato per le strade urbane, con la conseguenza che i morti in città in Italia sono passati al 45% del totale, alla pari della sola Grecia (mentre la media europea è al 33%). Non è un caso che l'80% delle vittime in città è da ricondurre all'utenza debole. Le politiche di sicurezza urbana sono quindi totalmente al palo, generando un divario crescente con le altre grandi città europee.

Non va infine dimenticato che il dato presentato dalle statistiche ACI-ISTAT è costantemente sottodimensionato rispetto alle statistiche sanitarie, pubblicate con 2 anni di ritardo, che danno un valore superiore del 10-12%, per cui il dato reale atteso per il 2011 è di circa 4300 morti.

Tutte queste considerazioni fanno ritenere che la spinta propulsiva alla riduzione dei morti sulle strade si è affievolita e che occorre riprogettare gli interventi come richiesto dal 4° programma quadro (2011-2020) della Comunità Europea intervenendo nelle città a favore dell'utenza debole.

Come emerso con forza dagli Stati Generali della bicicletta e della mobilità nuova tenuti a Reggio Emilia il 5 e 6 ottobre u.s. ai quali si rimanda, la soluzione è data da interventi sistematici di moderazione del traffico, sistematizzazione delle zone 30, incentivazione dell'utenza non motorizzata (20-20-20 come obiettivo della percentuale di spostamenti in bici, a piedi e con TPL), scuole car free e quant'altro riesca a incidere effettivamente sulla vivibilità del contesto urbano.

Edoardo Galatola
Responsabile sicurezza FIAB

http://fiab-onlus.it/bici/attivita/area-tecnica/item/231-fiab-rapporto-aci-istat.html

Incidenti stradali, un 2011 nero. Ed è subito allarme per le bici

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