La mia bici, i vandali e i controlli assenti

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È dura la vita del ciclista.

I ladri di biciclette sono sempre in agguato. E combatterli non è semplice: loro ti guardano, tu non li vedi. Sembrano agire indisturbati. Anche in pieno giorno e persino nelle zone più affollate della città.

Forse solo chi ha provato almeno una volta la rabbia impotente che assale quando ci si scopre derubati del proprio prezioso mezzo silenzioso e fedele può capire la frustrazione e il senso di scoramento che si prova. Qualcosa che rende insopportabile la visione un po' melò del ladro di bici come ultimo dei romantici.

Chi subisce furti ripetuti, magari alla lunga cede e abbandona questa scelta virtuosa di mobilità. Oppure, e lascio ad altri giudicare cosa sia meglio, si affida a bici di infimo valore, ferrivecchi arrugginiti che dovrebbero scoraggiare le velleità predatorie, mentre spesso si ritorcono solo in danno del ciclista medesimo compromettendone la sicurezza. Magari la vittima del reato finisce poi col promuovere a sua volta, inconsapevolmente oppure anche con una deliberata quanto colpevole accettazione del rischio, circuiti viziosi, acquistando bici di dubbia provenienza ai mercatini dell'usato, spesso noti come luoghi di ricettazione senza controlli. Tutto questo è inaccettabile, lo abbiamo già detto e scritto.

Ma vi può essere qualcosa di peggio del furto della bici: la sottrazione di alcune sue parti vitali, come mi è nuovamente accaduto lo scorso fine settimana. Arrivi e ti trovi la bici cannibalizzata: un telaio spolpato. Via le ruote. Via il manubrio. La sella. Il campanello. Le luci. Il cestino. Resta un simulacro inservibile della bicicletta. Ti chiedi come sia possibile che operazioni non istantanee possano essere svolte senza che nessuno se ne accorga.

Qui non c'è marchiatura che tenga. Il ciclista derubato della bici può denunciare il furto, ed è anzi un bene che lo faccia. Ma chi si trova la bici cannibalizzata, normalmente, si ferma all'incazzatura: difficile poter riconoscere i pezzi rubati, se si tratta di parti ordinarie del mezzo. E il valore ordinario dei singoli pezzi rende anche la denuncia un onere i cui costi superano di gran lunga i benefici.

Normale quindi che il cannibalizzato porti quel che resta della sua bici al riparatore per sostituire le parti mancanti: il tutto, ovviamente, a proprie spese. Cornuto e mazziato.

Se il nostro Comune intende davvero favorire la ciclabilità, allora deve occuparsene a 360 gradi.

Partendo dalla consapevolezza che una seria politica di riduzione del danno è frutto di una somma di interventi. Che non riguardano per la verità solo le istituzioni locali. Che non si esauriscono nella targatura della bici, da alcuni recentemente agitata quasi fosse una panacea. E che richiedono invece necessariamente anche una presenza più attiva e reattiva dei controlli sul territorio. Controlli innanzitutto ad opera delle forze dell'ordine. Ma anche da parte dei cittadini che, pur senza sostituirsi ai tutori della legge, possono, evitando di restare indifferenti di fronte a comportamenti sospetti, costituire un fattore di prevenzione diffusa.

Eugenio Galli

 

Il testo, con qualche taglio redazionale, è stato pubblicato sul Corriere Milano:

http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/12_novembre_6/bici-vandali-controlli-lettera-2112575040977.shtml

 

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