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Notizie su Rete Civica di Milano 
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News 

Notizie 2010
Bike sharing: fase 2
Nelle scorse settimane è apparsa la notizia che la fase 2 del bike sharing, oggetto di ripetuti annunci da mesi, partirà nettamente ridimensionata. Il presidente di Ciclobby ha inviato la seguente lettera.
 
 
Leggo sulle pagine milanesi dell’(ennesimo) ritardo e ridimensionamento del bike sharing. Dove invece la dimensione della rete è una delle criticità per fornire un buon servizio. Un servizio utile, adeguato, efficace.
L'alibi della mancanza di risorse non regge.
E’ un problema di volontà.
I nostri amministratori sembrano incapaci di una visione strategica sulla bici. E non ascoltano.
Probabilmente perché loro stessi ci credono poco o nulla, se non per pennellate elettorali. E' un pensiero asfittico che non porta lontano.
E’ vero che “piutost che nient... l’è mej piutost”. Ma, alla lunga, continuare ad accontentarsi porta ai risultati che abbiamo sotto gli occhi.
A chi chiedere il conto?
Eugenio Galli


Nell’augurare a tutti i soci e gli amici di Fiab CICLOBBY un Buon Ferragosto, segnaliamo, per chi non lo avesse letto, un interessante articolo di Fabio Cavalera pubblicato sul Corriere della sera dell'11 agosto, nella pagina delle opinioni, con il titolo: "Addio Suv, il Nuovo Status Symbol degli Inglesi è la Bicicletta".


Lavori fuori corso: le piste ciclabili mancate
Segnaliamo, dalle cronache milanesi del quotidiano la Repubblica di domenica 1 agosto, due pagine di Alessia Gallione sulla ciclabilità. E’ presente anche un’intervista al presidente di Ciclobby, Eugenio Galli.
 
 
Sul sito è possibile inserire commenti.
 


Nuovo Codice della Strada, dichiarazioni della FIAB
Pubblichiamo qui a seguire un comunicato stampa della FIAB.
Un saluto cordiale
Fiab CICLOBBY onlus
 
^^^^^^^^^^^^^^^^^^
 
 
NUOVO CODICE DELLA STRADA, DICHIARAZIONI DELLA FIAB:
"PER LA SICUREZZA DEI CICLISTI ZONE 30 E ISOLE AMBIENTALI"
MA IL LEGISLATORE NON LO SA
 
 
In merito alle recenti norme del codice della strada approvate dal Parlamento, Edoardo Galatola, Responsabile Sicurezza FIAB ed Eugenio Galli, Responsabile Legale FIAB, dichiarano:
 
«Moderata soddisfazione viene espressa dalla Federazione Italiana Amici della Bicicletta onlus a conclusione dell’iter parlamentare che ha portato all'approvazione delle “Disposizioni in materia di sicurezza stradale”.
 
Le norme approvate sembrano utili, anche se pare ancora mancare un disegno organico delle stesse che invece è fortemente auspicabile: il Codice della Strada continua ad essere un testo ipertrofico, di complessa leggibilità, oggetto di ripetute modifiche parziali e poco attento alla promozione della mobilità sostenibile.
 
Entrando nel merito degli articoli che riguardano più specificatamente i ciclisti - che il Codice, in maniera anacronistica, si ostina a chiamare “velocipedisti” -  la FIAB:
 
- condivide il previsto obbligo di indossare i giubbini ad alta visibilità di notte in ambito extraurbano, mentre ritiene eccessiva l’estensione della norma anche alle gallerie urbane;
 
- esprime viva soddisfazione per l'abrogazione della norma che prevedeva la perdita dei punti della patente per infrazioni commesse in bicicletta (oggetto di numerosi ricorsi sin dalla sua emanazione per la sua iniquità, e su cui fra l’altro pendeva un giudizio davanti alla Corte costituzionale per un "fumus" di illegittimità);
 
- condivide pienamente, in sintonia con l'intero movimento ciclistico europeo (riunito sotto la sigla ECF - Federazione Europea dei Ciclisti), la rinuncia del Legislatore alla introduzione dell'obbligo di indossare il casco, ma anche l'impegno a favorirne ed incrementarne l'uso (si veda l’ordine del giorno G/1720-B/103/8, accolto dal Governo, che FIAB condivide nelle finalità ma non nelle premesse, riservandosi di presentare proprie successive osservazioni).
 
La FIAB, infine, ricorda che, statistiche alla mano, i due unici provvedimenti efficaci per la sicurezza dei ciclisti e di tutti gli utenti della strada sono l'incremento del numero dei ciclisti stessi (la Carta di Bruxelles si propone di raggiungere la media europea di spostamenti in bicicletta del 15% di composizione modale) e la riduzione della velocità nei centri urbani da parte dei veicoli a motore attraverso la diffusione delle "zone 30" e delle "isole ambientali". Di interventi di questo tipo al momento non vi è traccia.
 
Si confida tuttavia che l'accelerazione impressa con l'approvazione di queste norme possa portare finalmente anche il nostro Paese in tale direzione, con il contributo costruttivo della stessa FIAB. Partendo anche dalle proposte contenute nello studio sulle politiche di promozione della ciclabilità recentemente pubblicato a cura del Parlamento europeo».
 
 
 
Lello Sforza
Ufficio Stampa FIAB onlus
(Federazione Italiana Amici della Bicicletta)
Tel. +39 3200313836
Fax +39 0805236674
stampa@fiab-onlus.it
 
 
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FIAB - FEDERAZIONE ITALIANA AMICI DELLA BICICLETTA onlus
Presidente e Segreteria: Via Col di Lana, 9/a - 30170 Mestre (VE)tel./fax 041-921515
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aderente a ECF - European Cyclists' Federation www.ecf.com , COMODO, Confederazione Mobilità Sostenibile,
riconosciuta dal Ministero dell'Ambiente quale associazione di protezione ambientale (art. 13 legge n. 349/86) e dal Ministero Lavori Pubblici quale associazione di "comprovata esperienza nel settore della prevenzione e della sicurezza stradale"
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Ciclisti e pedoni: un solo destino
Pubblichiamo qui a seguire la lettera inviata dal presidente, Eugenio Galli, apparsa sul Corriere del 17 luglio 2010 (con risposta di Isabella Bossi Fedrigotti)
 
 
Pedoni e ciclisti condividono un unico destino: quello di essere la parte “debole” della mobilità nella nostra città. Debole rispetto al dilagante “partito del motore”, che è non solo pericoloso, al punto da provocare morti e feriti, e socialmente costoso, ma anche pervasivo e indifferente alle regole.
Continuo a leggere proteste (anche condivisibili) di pedoni che sentono violato dai ciclisti il loro spazio di sicurezza sul marciapiede. Leggo meno spesso lamentele di ciclisti che, quotidianamente costretti ad arrangiarsi, trovano i miseri e frammentari spazi loro assegnati spesso occupati nei più diversi modi (bancarelle, auto in sosta, moto, pedoni, cani, vetri rotti, etc.).
E non parlo delle difficoltà che una qualsiasi persona con disabilità, temporanee o permanenti, può incontrare nello spostarsi a Milano, autonomamente.
Ecco, sarebbe bello poter vivere in una città che faccia della attenzione alle parti più deboli la propria cifra caratteristica. Non solo a parole.
Forse è banale ripeterlo, ma sarebbe bene che anche pedoni e ciclisti facessero fronte comune, per non continuare a fare la fine dei capponi di Renzo.
Ovviamente, con reciproco rispetto delle diverse esigenze.
 
Eugenio Galli (presidente Fiab CICLOBBY onlus)
 
Per commentare


Storie di bike sharing
 
Sul blog del sito Gazzetta.it dedicato al bike sharing è stata pubblicata un’ampia intervista con il presidente di Fiab CICLOBBY, Eugenio Galli.
 
L’intervista è accessibile direttamente dal seguente link: http://bikesharing.gazzetta.it/post/22967317/oggi-pedala-con-noi-eugenio-galli


The promotion of cycling
Pubblicato sul website del Parlamento europeo uno studio sulle politiche di promozione della ciclabilità.
Il documento, abbastanza pesante, è scaricabile dal sito ufficiale.
 


Corso Buenos Aires
Sul tema della petizione per la ciclabilità in corso Buenos Aires è uscito nei giorni scorsi un articolo sul Corriere della sera, a firma di Federica Cavadini, che desideriamo segnalarvi nel caso vi fosse sfuggito.
 
 
L’articolo dà anche conto di un cenno di disponibilità da parte del Comune, nelle parole del vicesindaco e assessore alla mobilità Riccardo De Corato. L’assessore dice in sintesi che la corsia ciclabile “se fattibile, si farà”.
 
Prendiamo atto con soddisfazione di questo primo segnale positivo, anche se riteniamo che la principale criticità non sia la fattibilità tecnica, bensì la volontà politica. Perché se tale volontà esiste, il modo per realizzarla certamente si trova. In corso Buenos Aires come altrove.
Troppe volte, infatti, sulla ciclabilità, argomentazioni apparentemente tecniche (sicurezza, realizzabilità tecnica) o economiche (mancanza risorse), quando non addirittura “culturali”, vengono utilizzate come alibi di scelte già compiute a priori e orientate in tutt’altra direzione. Con risultati che purtroppo ben conosciamo.
 
Tuttavia, per non pregiudicare un libero confronto sul tema, chiederemo a breve un incontro per verificare direttamente con l’Amministrazione e con l’Assessore quali siano i possibili sviluppi dei segnali di apertura annunciati e valutare quindi con maggior precisione gli scenari che si prospettano.
 
Nel frattempo, vi chiediamo di continuare a sostenere la petizione, firmandola (se ancora non lo avete fatto), o unendovi al gruppo su Facebook, e invitando i vostri contatti a fare altrettanto. Tutte le info sono sul nostro sito web.
Noi ci impegniamo a proseguire l’iniziativa e a tenervi informati.
 
Un saluto cordiale
Eugenio Galli (presidente Fiab CICLOBBY onlus)


Da Copenhagen riparte la rete globale delle città per i ciclisti
Conclusa la Conferenza mondiale sulla Mobilità ciclistica
Appuntamento a Siviglia per il Velo-City 2011 e a Vancouver per l’edizione 2012

Con un arrivederci a Siviglia, dove si terrà a marzo 2011 la prossima Conferenza internazionale Velo-City e a Vancouver (Canada) per l’edizione mondiale del 2012, si è concluso il summit “globale” sulla mobilità ciclistica tenutosi nella capitale danese dal 22 al 25 giugno per iniziativa di European Cyclists’ Federation insieme alle città di Copenhagen e Frederisksberg.

Alla Conferenza hanno preso parte attivamente - tra sessioni plenarie, forum, tavole rotonde, incontri “one to one” - politici, pianificatori, trasportisti, filosofi, sociologi, urbanisti, cicloecologisti, giornalisti provenienti da tutti i continenti che hanno anche interagito tra di loro in una full immersion globale.

Oltre mille i partecipanti. Per contare gli italiani bastavano le dita di due mani. Tra questi nemmeno un amministratore pubblico, un parlamentare o un rappresentante di Istituzione pubblica.

E’ stato un susseguirsi di presentazioni di buone pratiche, risultati di indagini e ricerche, scambi di idee ed esperienze ma anche di nuove attività imprenditoriali legate alla bicicletta. Come se in un momento particolare di grande crisi economico-finanziaria, il mondo della ciclabilità, dalla pianificazione ai servizi, non conosca crisi. Davvero un buon auspicio!

La parola d’ordine è stata: la bicicletta migliora la qualità delle città, è parte essenziale delle soluzioni alla lotta ai cambiamenti climatici e alla riduzione delle emissioni di CO2, induce a stili di vita sostenibili anche nel campo dei trasporti, riduce senza ombra di dubbio i consumi energetici. Perché “green economy” non può esistere senza “green mobility” e quest’ultima senza mobilità ciclistica. Che, integrata con il trasporto pubblico e collettivo nelle sue diverse combinazioni (treno, tram, bus, car-sharing, car-pooling, taxi) favorisce lo sviluppo di un sistema urbano e metropolitano svincolato dalla dipendenza e dall’abuso dell’auto privata.

E per far sapere che Copenhagen, già regina della bicicletta, ospitava il summit mondiale sul trasporto ciclistico, giovedì 24 giugno oltre duemila ciclisti hanno sfilato per le vie della città in una grande “bike parade”. In testa al corteo di biciclette il Presidente dell’ECF Manfred Neun e il Sindaco della Tecnica e dell’Ambiente dell’Amministrazione comunale di Copenhagen, Bo Asmus Kjeldgaard. La parata è stata particolarmente festosa: dislocati lungo la carovana di ciclisti e trasportati a bordo di numerosi risciò, gruppi e bande musicali hanno suonato e cantato attirando l’attenzione della cittadinanza che ha gradito il fermo del traffico. Determinanti, quindi, nel corteo di biciclette, le cargo-bike che in Danimarca, così come negli altri paesi nord europei, sono notevolmente diffuse come bici per il trasporto di ogni genere: dalla spesa, ai bambini, alle persone.

Nel corso della Conferenza è stata rilanciato dal Presidente dell’ECF, Mandred Neun, il network “Cities for Cyclists”, la rete delle città impegnate a promuovere politiche per la ciclabilità e il trasporto sostenibile. L’iniziativa dell’ECF, inizialmente lanciata a livello europeo, in considerazione della visione “globale” della bicicletta come mezzo di trasporto urbano del futuro è stata rilanciata a livello intercontinentale. La proposta, subito accolta da numerosi amministratori pubblici presenti alla Conferenza, non si rivolge solo alle città, ma a tutti i livelli istituzionali. Benvenute, quindi, le adesioni anche da province, dipartimenti, contee, regioni. La rete “Cities for Cyclists”, coordinata dall’ECF - che si conferma come prima organizzazione internazionale per la promozione della mobilità ciclistica – faciliterà i contatti e le relazioni tra tutti gli attori delle politiche di ciclabilità

Da Copenaghen
Lello Sforza
Ufficio Stampa FIAB onlus




strada alla bici in corso Buenos Aires
Lo scorso autunno, nel corso di una intervista itinerante a bordo di un tram, il sindaco Letizia Moratti, rispondendo alla giornalista Isabella Bossi che chiedeva un commento in merito anche alla sostanziale inaccessibilità ciclistica di via Torino, commentava sospirando: «Bisognerebbe cambiare la mentalità… ».
 
Cambiare la mentalità: facile a dirsi. Ma, in concreto, cosa significa?
Proviamo a ragionarci un momento, prendendo spunto da un intervento in esecuzione lungo corso Buenos Aires (chi non ha tempo e preferisce saltare direttamente alle conclusioni trova in fondo i riferimenti utili per la petizione qui annunciata).
 
Quando nei mesi scorsi apprendevamo dalla lettura dei giornali dell’esistenza di un progetto per favorire la pedonalità lungo la principale arteria commerciale della nostra città avevamo da subito cercato di saperne di più, ma la trasparenza informativa non è sempre un connotato tipico della nostra Amministrazione. E dunque l’accesso alle informazioni può talvolta non essere agevole…
 
Dopo una presentazione dell’intervento nelle sue linee generali avvenuta in extremis qualche ora prima dell’apertura dei cantieri al Consiglio di Zona 3, oggi possiamo dire che, mentre le informazioni sul progetto continuano a scarseggiare, l’Amministrazione non ha dato risposte convincenti sulle domande specifiche, e dall’esecuzione dei lavori appare in tutta evidenza che, ancora una volta, nulla è stato previsto per favorire la mobilità ciclistica lungo corso Buenos Aires.
 
Possibile? A quanto pare, sì.
Ma è davvero così difficile intervenire per favorire, non solo a parole, la ciclabilità?
Le opzioni progettuali possono contenere i profili più diversi: da quello più elementare, con una semplice corsia segnaletica disegnata in carreggiata, al più ambizioso e innovativo, che preveda un reale mutamento del rapporto tra carreggiata e marciapiede, a favore di quest’ultimo e dunque con un ampio spazio riservato alla ciclopedonalità e al mezzo pubblico.
Tuttavia, il punto vero non ci sembra dato dalla “possibilità tecnica” di fare qualcosa, bensì dalla “volontà politica”, che continua a mancare.
 
Sicché, alla solita domanda E la bici dove va?, la risposta è stata «vedremo, in futuro penseremo al da farsi, ma comunque per ora non si ritiene necessario prevedere alcun intervento specifico su corso Buenos Aires, visto che c’è già una pista ciclabile in via Morgagni».
 
Ed eccoci allora tornare alla domanda posta all’inizio: come dare un senso alle parole “cambiare la mentalità”, se queste continuano ad essere le risposte?
 
Dove sta secondo noi l’errore? Innanzitutto nel metodo.
Lo abbiamo detto altre volte: l’obiettivo che Milano deve darsi, per poter cambiare realmente e non solo nelle buone intenzioni l’approccio alla mobilità, è quello di una rete stradale che sia nel suo intero sviluppo accessibile e fruibile alla bici, in condizioni di sicurezza.
Ciò anche per superare l’attuale frammentazione della rete ciclabile e la sua cronica insufficienza (che non dipenderà neppure dal mantenimento delle promesse circa i nuovi 30 o 50 km di piste ciclabili). Una permeabilità diffusa alla bici.
Se si condivide che questo è l’obiettivo (e qui starebbe il vero cambiamento di mentalità), esso potrà essere raggiunto con modalità diverse, volta a volta dipendenti dal contesto e non sempre definibili attraverso scelte effettuate a priori: moderazione del traffico, marciapiedi condivisi, corsie e piste ciclabili. Ma anche attrezzature per la sosta, intermodalità, segnaletica, servizi e molto altro.
 
Noi riteniamo irrinunciabile che la bici abbia un ruolo visibile e specifico nella platea degli utilizzatori del corso, con soluzioni pensate, sia per la mobilità sia per la sosta, sin dal progetto e non rimediate a posteriori. Ovunque in Europa è così: una buona ciclabilità nasce da un mix di interventi. E mai per effetto del caso, bensì con attenta pianificazione e costante monitoraggio.
 
Sarebbe d’altro canto grave non tenere conto che l’asta corso Buenos Aires-corso Venezia è una delle più trafficate dal punto di vista ciclistico (con oltre il 10% di tutti i passaggi registrati, da e verso il centro città), come risulta dai nostri periodici censimenti organizzati sin dal 2002.
 
Senza con ciò dimenticare che persino gli artt. 13, comma 4-bis e 14 comma 2-bis del Codice della strada obbligano, in sede di realizzazione di nuove strade e di manutenzione straordinaria delle strade esistenti, gli enti proprietari delle strade a realizzare interventi per la ciclabilità in adiacenza. Ma qui preferiamo insistere su valori di buon governo del territorio, frutto di scelte consapevoli e condivise, anziché di meri adempimenti normativi.
 
Ebbene, se l’Amministrazione rinuncia a difendere questi principi, se rinuncia a tutelare sé stessa, la propria funzione e i cittadini che essa rappresenta, se procede in modo autoreferenziale, gli auspici per un “cambiamento di mentalità” diventano vuote parole di circostanza.
 
Ecco perché abbiamo detto che, nell’interesse di tutta la città, riteniamo vi sia il dovere di non ripetere in corso Buenos Aires lo stesso errore progettuale, tecnico e politico commesso in via Torino, a venti anni di distanza. Gli alibi che qualcuno accampava allora per disinteressarsi della ciclabilità non possono valere anche oggi: non chiediamo l’elemosina, ma di contribuire a costruire un modello di città che vada incontro (non “contro”) alle persone.
 
E aggiungiamo un punto in tema di sicurezza, visto che purtroppo ancora in questi giorni la cronaca ha riportato casi di morti e feriti gravi sulle strade cittadine.
E’ fin troppo facile prevedere che da un progetto realizzato nei termini sopra descritti, in assenza di controlli, le auto saranno ancor più invogliate a correre lungo un canale uniforme che convoglia traffico senza accennare a una presenza di utenti diversi in carreggiata e senza che delle loro esigenze si tenga minimamente conto. Con rischi facilmente intuibili.
 
CICLOBBY ha quindi deciso di intraprendere una iniziativa civile, che è anche culturale e politica, affinché l’affermazione del diritto alla mobilità sostenibile e gli impegni assunti si traducano poi in scelte coerenti e responsabili.
 
Sul progetto in fase di realizzazione devono essere previste delle opzioni a favore della ciclabilità.
 
 
Per tutti i motivi sopra esposti abbiamo preparato una PETIZIONE,
a cui hanno sino a questo momento aderito:
Maurizio Baruffi, Carlo Bertelli, Francesco Bertolini, Gianni Biondillo, Claudio Bisio, Francesco Saverio Borrelli, Isabella Bossi Fedrigotti, Emanuela Bussolati, Augusto Castagna, Gherardo Colombo, Lella Costa, Edoardo Croci, Paolo Crosignani, Roberto Denti, Marcello Doniselli, Jacopo Gardella, Veronica Kleiber, Carlo Montalbetti, Marco Petrus, Costantino Ruggiero, Paolo Uguccioni, Marco Vitale.
 
Ringraziamo queste persone anche per il messaggio di sostegno che, con la loro firma, hanno inteso dare.
 
Ora la petizione è on line: aiutateci a diffonderla il più possibile presso i vostri contatti.
 
 
E’ stato attivato anche un gruppo su Facebook: “Corso Buenos Aires: la bici dove va?”.
 
Inoltre, sabato 5 giugno saremo presenti con un banchetto in piazza Argentina dalle 10 alle 19 a raccogliere le firme per la petizione: potete venirci a trovare, a firmare, a conoscerci, a darci una mano. Se volete saperne di più sull’organizzazione del banchetto, scriveteci.
 
E martedì 15 giugno alle 21 saremo al Teatro Puccini in occasione della presentazione del “Manifesto per Milano”, attualmente in corso di organizzazione.
 
Eugenio Galli (presidente Fiab CICLOBBY onlus)


strada alla bici in corso Buenos Aires
Sul progetto di riqualificazione dell’arredo urbano in corso Buenos Aires eravamo già intervenuti e molti di voi lo ricorderanno.
 
Le informazioni sul progetto continuano a scarseggiare, l’Amministrazione non ha dato risposte sulle domande specifiche, ma dall’esecuzione dei lavori appare in tutta evidenza che, ancora una volta, nulla è stato previsto per favorire la mobilità ciclistica lungo corso Buenos Aires.
Possibile? A quanto pare, sì.
Ma è davvero così difficile intervenire per favorire, non solo a parole, la ciclabilità?
I progetti possono avere i profili più diversi: da quello più elementare al più ambizioso e innovativo.
Il punto vero non ci sembra dato dalla “possibilità tecnica” di fare qualcosa, bensì dalla “volontà politica”, che continua a mancare.
 
Avevamo promesso nei mesi scorsi una iniziativa di sensibilizzazione al riguardo, e non ce ne eravamo dimenticati.
 
Adesso è giunto il momento di darsi da fare. Tutti insieme.
 
Abbiamo preparato una petizione.
Hanno già aderito personalità importanti e significative della nostra città, che ringraziamo anche per il messaggio di sostegno che, con la loro firma, hanno inteso dare.
Stiamo definendo gli ultimi dettagli.
 
Sabato 5 giugno saremo presenti con un banchetto in piazza Argentina dalle 10 alle 19 a raccogliere le firme: potete venirci a trovare, a firmare, a conoscerci, a darci una mano. Se volete saperne di più sull’organizzazione del banchetto potete scriverci.
 
La petizione sarà anche on line. Vi daremo tutti i riferimenti tra breve. E vi chiediamo sin da ora di aiutarci a diffonderla il più possibile presso i vostri contatti.
 
Sono sempre di più le città in Italia, in Europa e in tutto il mondo che "credono" nella bicicletta come mezzo del futuro, perché “La bici fa bene alla città e a chi la usa”. Perché non a Milano?
In Corso Buenos Aires chiediamo un intervento assolutamente realizzabile, chiediamolo tutti insieme, chiediamolo con forza.
 
Eugenio Galli (presidente Fiab CICLOBBY onlus)
 
 
P.S.
Un articolo su corso Buenos Aires si trova anche nel numero 1/2010 della nostra newsletter Ciclobby Notizie (chi desidera può scaricarla anche dal sito di Ciclobby).
 


Dopo la chiusura della ciclopedonale sul naviglio Grande

Il Coordinamento regionale FIAB della Lombardia ha sottoscritto, lo scorso marzo, la petizione in corso per il ripristino dell'accessibilità in bici dell'Alzaia del naviglio Grande.

DICHIARAZIONE ALZAIA DAY
Bernate – Boffalora Sopra Ticino -14 marzo 2010
 
Noi sottoscritti cittadini partecipanti alla manifestazione ALZAIA DAY
RITENENDO
- che l’alzaia del Naviglio Grande da Turbigo ad Abbiategrasso sia una delle più belle e frequentate green way della Regione Lombardia e d’ Italia e per tutti noi un irrinunciabile bene comune;
- che la sua chiusura a tempo indeterminato, sia a piedi che in bicicletta, disposta con ordinanza in data 21\01\2010 dal Parco del Ticino, rappresenti un grave danno per tutte le popolazioni rivierasche e per il turismo regionale;
PRESO ATTO
- che il sedime dell’alzaia è di proprietà della Regione Lombardia, che ne ha delegato la gestione al Parco del Ticino in base ad una convenzione che scadrà il prossimo 21\03\2010;
- che spetta alla Regione Lombardia la disciplina sul piano legislativo e regolamentare dell’utilizzo delle alzaie dei canali presenti sul proprio territorio nonché la determinazione dei requisiti di sicurezza da osservare;
RILEVATO
- che la suddetta regolamentazione è attualmente assolutamente carente e che, proprio in questo contesto, è maturata la sentenza del Tribunale di Milano del 31\12\2009 con la quale il Parco del Ticino è stato condannato al risarcimento dei danni per un sinistro mortale avvenuto lungo la pista ciclabile del Naviglio Grande (sentenza, per altro, non definitiva e contro la quale l’ Ente ha proposto appello);
- che in conseguenza della predetta sentenza il Parco del Ticino è stato costretto a chiudere al pubblico l’ alzaia per mancanza di sufficienti requisiti di sicurezza;
RITENUTA L’URGENZA
- che la Regione Lombardia provveda a disciplinare sul piano legislativo e regolamentare l’utilizzo delle alzaie dei canali ( con particolare riferimento agli standard di sicurezza da garantire ai fruitori ) ed a stanziare i fondi necessari per la loro messa in sicurezza;
CHIEDIAMO
CHE tuttal’alzaia del Naviglio Grande venga al più presto riaperta alla fruizione pubblica;
CHE la chiusura, in attesa del posizionamento di sistemi di protezione, sia limitata solo al tratto di maggior pericolosità dove è avvenuto l’incidente ( Boffalora Sopra Ticino – Robecco sul Naviglio );
CHE la Regione Lombardia provveda al più presto a disciplinare sul piano legislativo e regolamentare l’utilizzo di tutte le alzaie dei canali presenti sul proprio territorio, determinando i requisiti minimi di sicurezza da garantire ai fruitori;
CHE nel redigere la suddetta regolamentazione la Regione Lombardia tenga conto di quanto avviene lungo i canali del resto d’ Europa e delle peculiarità paesistiche del Naviglio Grande, disponendo la collocazione di barriere protettive solo nei punti di maggior pericolosità;
CHE la Regione Lombardia provveda all’immediato stanziamento dei fondi necessari per la messa in sicurezza di tutta l’alzaia, in modo che si possa procedere al più presto alla sua riapertura;
CHE in questo periodo di transizione non si applichino sanzioni a chi - in coerenza con l’uso sociale ultraventennale dell’alzaia stessa come pista ciclopedonale - ne vorrà usufruire sotto la propria responsabilità.


Sull'obbligo del casco per i ciclisti
Qui a seguire pubblichiamo un comunicato della FIAB concernente il dibattito in corso sulla proposta di introdurre nel Codice della strada l’obbligo generalizzato per i ciclisti di usare il casco.
 
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NO ALL'USO OBBLIGATORIO E GENERALIZZATO DEL CASCO IN BICICLETTA
 
FIAB CHIEDE CHE LA NORMA VENGA RITIRATA E SI APPELLA ALL’ INTERGRUPPO PARLAMENTARE "AMICI DELLA BICICLETTA"
 
Nel corso della discussione che si sta svolgendo in Commissione al Senato sulla riforma del Codice della Strada, il 15 aprile è stato approvato il seguente emendamento: “Durante la marcia ai conducenti di velocipede è fatto obbligo di indossare e di tenere regolarmente allacciato un casco protettivo conforme alla normativa tecnica europea in materia. (…)”.
 
La notizia, giunta in modo del tutto inatteso, è rimbalzata sui media e già si sono formate le prime divisioni tra favorevoli e contrari, con interventi dell’una e dell’altra “corrente”.
 
La Federazione Italiana Amici della Bicicletta (FIAB onlus) esprime netta contrarietà all’inserimento di una norma che disponga l’obbligo generalizzato di indossare il casco nell’utilizzo della bici anche per la mobilità quotidiana (e quindi a prescindere da competizioni sportive), in quanto da esso non deriva alcun serio beneficio in termini di sicurezza.
 
Quella dell’utilizzo obbligatorio del casco è una misura che, laddove adottata e al di là delle motivazioni sottese, ha dimostrato effetti controproducenti sull'utilizzo della bici, riducendo il numero dei ciclisti in circolazione. E d’altronde, in Europa, nei Paesi a più alta intensità di traffico ciclistico (Francia, Germania, Olanda, per citarne alcuni), una norma di questo genere non esiste.
 
La FIAB, in linea con la posizione già assunta dalla European Cyclists' Federation - l'organizzazione europea dei ciclisti che rappresenta 500 mila iscritti in tutta Europa - si era già espressa in passato contro un'eventuale legge che obbligasse i ciclisti ad indossare il casco.
«In genere siamo noi i primi a raccomandare vivamente l'uso del casco durante uscite e viaggi in bicicletta - dichiara il Presidente della FIAB Antonio Dalla Venezia - tuttavia renderlo obbligatorio per legge non solo è controproducente, trasformandosi in un deterrente all’utilizzo della bici, ma non salva nemmeno la vita ai ciclisti se si continuano a costruire strade per le auto e non anche per chi va a piedi e in bicicletta».
 
Il "pasticcio" è avvenuto perché la senatrice veneziana Cecilia Donaggio ha modificato un emendamento avente come primo firmatario il sen. Paolo Giaretta, riguardante esclusivamente l'introduzione dell'utilizzo delle bretelline riflettenti nelle ore serali (per favorire la visibilità del ciclista sulle strade), aggiungendo anche l'obbligo generalizzato per i ciclisti di indossare un casco protettivo, senza però consultarsi con lo stesso Giaretta, il quale ha confermato la sua contrarietà alla correzione introdotta dalla collega parlamentare ed ha già fatto sapere che si adopererà per riportare il testo della norma alla proposta originale.
Sulla stessa linea (contraria all’obbligo del casco) si trovano diversi parlamentari di PdL, Lega e PD.
 
Il Responsabile FIAB per la sicurezza Edoardo Galatola, che sull'argomento ha pure interpellato l’intergruppo "Amici della Bicicletta" affinché intervenga per ridurre il danno, lamenta che mai la FIAB, pur riconosciuta dal Ministero delle Infrastrutture come organismo di comprovata esperienza nel settore della sicurezza stradale, sia stata ascoltata nelle Commissioni parlamentari competenti.
 
Lo stesso Galatola precisa che: «Il casco obbligatorio per tutti, lungi da portare alcun miglioramento statistico negli infortuni gravi, in tutti i Paesi in cui è stato applicato (il casco protegge da cadute a bassa velocità non pericolose, ma non dagli investimenti) ha avuto il solo effetto di ridurre significativamente il numero dei ciclisti e infatti non è prevista in alcuno dei Paesi con maggiore diffusione della bicicletta come mezzo di spostamento».
 
La FIAB si rivolge all’intergruppo "Amici della Bicicletta" (cui appartengono parlamentari dei diversi schieramenti) per "confermare piena disponibilità a fornire un parere sui provvedimenti che ci vedono interessati".
 
Si pensi ancora alle prevedibili conseguenze negative sul bike sharing (proprio ora che il Ministero dell'Ambiente sta disponendo finanziamenti statali per potenziare i servizi di bici pubbliche nelle città italiane attraverso la Giornata nazionale della Bicicletta che si celebrerà in tutta Italia il prossimo 9 maggio): l’utente che preveda di utilizzare il servizio magari per un breve tragitto dovrà portarsi in giro il casco tutto il giorno?
 
Su internet (http://www.fiab-onlus.it/no_casco_obb_senato.htm) i documenti FIAB ed ECF contro l'uso del casco obbligatorio per legge.
 
 
Lello Sforza
Ufficio Stampa FIAB onlus
(Federazione Italiana Amici della Bicicletta)
Tel. +39 3200313836
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FIAB - FEDERAZIONE ITALIANA AMICI DELLA BICICLETTA onlus
Presidente e Segreteria: Via Col di Lana, 9/a - 30170 Mestre (VE)tel./fax 041-921515
Direttore e amministrazione: Via Borsieri, 4/E - 20159 Milano tel. 02-60737994 fax 02-69311624
e-mail: info@fiab-onlus.it - Internet: http://www.fiab-onlus.it
 
aderente a ECF - European Cyclists' Federation www.ecf.com, COMODO, Confederazione Mobilità Sostenibile,
riconosciuta dal Ministero dell'Ambiente quale associazione di protezione ambientale (art. 13 legge n. 349/86) e dal Ministero Lavori Pubblici quale associazione di "comprovata esperienza nel settore della prevenzione e della sicurezza stradale"
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I sogni svaniscono all’alba?
Verde è la città vivibile, non solo quella sostenibile.
 
La qualità e la quantità del verde pubblico non rappresentano un fatto meramente estetico, un accessorio o un complemento d’arredo, ma interpellano direttamente la qualità del vivere urbano, la sua desiderabilità, il modo in cui la città viene vissuta, intrecciando un dialogo stretto con gli abitanti e con lo sviluppo che avviene sul suo territorio, conferendo importanza anche al valore d’uso, e non solo a quello di mercato.
 
Per questo motivo abbiamo particolarmente apprezzato l’appassionato articolo a firma dell’architetto Renzo Piano che appare oggi sulle pagine del Corriere e che qui desideriamo segnalare all’attenzione di tutti i nostri soci ed amici, per la visione di un modello di città di alto respiro e come contributo alla riflessione e al dibattito civico sul futuro di Milano.
 
E’ l’annuncio della fine di un sogno?
Forse sì. Ma è anche una grande dichiarazione di amore per la città, lontana dalle speculazioni, che anche per questo merita di essere conosciuta, affinché ciascuno possa farsene un’opinione propria.
 
Eugenio Galli (presidente Fiab CICLOBBY Milano)
 
 


Aggiornamento Elezioni regionali 2010
Segnaliamo le ulteriori adesioni al documento FIAB sulle elezioni regionali della Lombardia pervenute in queste ore.
 
Candidati alla carica di Consigliere regionale
 
 
Candidati alla carica di Presidente
 
  • Roberto FORMIGONI (Partito delle Libertà), ci ha fatto pervenire il seguente messaggio:
 
Egregio Signor Galli,
La ringrazio della Sua gradita mail dello scorso 23 marzo.
Negli ultimi anni Regione Lombardia ha messo in campo risorse ed energie per sostenere la mobilità ciclistica.
 
Questo è ciò che abbiamo fatto:
- approvata la l.r. 7/2009 ? Interventi per favorire lo sviluppo della mobilità ciclistica, allo scopo di potenziare l'intermodalità e la migliore fruizione del territorio, incentivando l?uso della bicicletta in sicurezza in ambito urbano ed extraurbano
- stanziati 4,5 milioni di euro, in attuazione della legge regionale sulla mobilità ciclistica, per la realizzazione di interventi promossi dagli enti locali che favoriscano l'uso della bicicletta. Previste ulteriori risorse nella proposta di bilancio 2010-2012
- stanziati 7 milioni di euro per progetti di mobilità sostenibile
- realizzate e cofinanziate insieme agli enti locali 209 nuove piste ciclabili per un importo globale di oltre 60 milioni di euro
- realizzato il Sistema Ciclabile delle Valli Bergamasche con uno stanziamento regionale di 4,5 milioni di euro
 
Questo è quello che ci impegniamo a fare:
- Avvieremo intese con i gestori del TPL per sviluppare l'intermodalità bici-trasporto pubblico e per agevolare il trasporto della bici sui mezzi pubblici
- Favoriremo la realizzazione in almeno 20 città del bike sharing
- Completeremo e valorizzeremo la rete ciclabile lungo i Navigli e nelle zone contigue, anche attraverso l'integrazione con la Rete Verde e con la Rete Ecologica Regionale, con particolare attenzione alla sicurezza dei percorsi
- Promuoveremo la realizzazione di "grandi percorsi ciclabili" collegando le aree naturali e culturali più attrattive della Lombardia
 
Con i più cordiali saluti.
 
Roberto Formigoni
 
 
 


Documento FIAB per le elezioni regionali 2010
La campagna elettorale per le elezioni regionali del prossimo 28-29 marzo è stata perlopiù caratterizzata da un profilo abbastanza povero di contenuti e proposte concrete e questo rende anche più difficile il ruolo dell’elettore, le sue possibilità di scelta, per giunta rispetto ad un’istituzione importante e “vicina” come la Regione, in un contesto che si vuole sempre più federalista.
 
La FIAB, Federazione Italiana Amici della Bicicletta, ha prodotto un documento, in forma di lettera aperta a tutti i candidati e le forze politiche in lizza, contenente richieste e proposte sulla mobilità ciclistica, con l’obiettivo di rilanciare la bicicletta come mezzo centrale nel trasporto urbano e per il turismo.
                                                                                             
Il Coordinamento regionale di FIAB Lombardia ha adottato questa piattaforma e l’ha trasmessa attraverso i propri canali a tutti i contatti, chiedendo ai candidati di esprimersi sottoscrivendone il contenuto.
 
Nei giorni scorsi le associazioni Fiab CICLOBBY (Milano), L’Abici (Melegnano) e Paullo che pedala (Paullo) hanno organizzato un incontro pubblico al quale hanno partecipato alcuni candidati (un resoconto è disponibile al link http://www.labicimelegnano.it/blog/2010/03/20/incontro-candidati-elezioni-regionali).
 
Al documento FIAB sulle elezioni regionali hanno fino ad ora aderito i seguenti candidati:
 
Inoltre, anche il Partito Sinistra Ecologia e Libertà (SEL) del sud Milano ha aderito al documento.
 
Il candidato Armando VAGLIATI (Partito delle Libertà), intervenuto al dibattito di Melegnano, non ha sottoscritto il documento.
 
Le ulteriori adesioni verranno pubblicate sul sito di Fiab CICLOBBY.
Per informazioni e segnalazioni contattare
 
Il documento è scaricabile dal link segnalato (cliccare su download).
 
Eugenio Galli (presidente Fiab CICLOBBY onlus e coordinatore regionale FIAB Lombardia)


Interventi per la ciclabilità 2010-2011
Una delegazione di Fiab CICLOBBY ha partecipato martedì 24 marzo alla conferenza stampa svoltasi nella Sala dell’Orologio, a Palazzo Marino, per la “presentazione del Piano Mobilità Ciclistica 2010-2011”.
 
Il sindaco Moratti e gli assessori Cadeo, De Corato e Massari hanno presentato un piano di interventi da circa 30 km di piste ciclabili, tra riqualificazione di tratti esistenti e creazione di nuovi, con l’obiettivo dichiarato di “realizzare veri e propri itinerari, con percorsi protetti tra punti di interesse individuati, senza soluzione di continuità”.
 
Tra gli itinerari considerati, oltre ai primi due Raggi Verdi (Porta Nuova - Martesana e Castello - Rho), piste ciclabili sulla Cerchia dei navigli, da Stazione Centrale a Porta Venezia, e Argonne - Tricolore. Si tratta di interventi che ci risultano già precedentemente annunciati come realizzabili in tempi brevi.
 
CICLOBBY valuta positivamente l’impegno finalmente assunto con precise scadenze per la realizzazione di itinerari specificamente individuati e con il riconoscimento di una logica di rete continua, che dovrebbe caratterizzare sul piano qualitativo tutti gli interventi sulla ciclabilità, per favorirne una effettiva usabilità.
 
Ma nel contempo la nostra associazione osserva che il documento richiede di essere pesantemente integrato per considerare l’intero asset della mobilità ciclistica, che non può essere limitato alle sole piste ciclabili e itinerari protetti, come è invece nel piano presentato ieri in conferenza stampa.
 
Non possiamo infatti evitare di constatare che quanto presentato non è il Piano della Mobilità Ciclistica, alla cui elaborazione avevamo collaborato con l’assessore Edoardo Croci ed il suo staff - e che, pur essendo ormai pronto da due anni, non è mai stato reso documento ufficiale e impegnativo della Giunta – bensì una sua appendice, e in questo senso abbiamo inteso manifestare una insoddisfazione rispetto alla aspettativa creata dal titolo dato all’incontro pubblico di ieri.
 
Si osserva la mancanza di indicazioni ad esempio sugli interventi di moderazione del traffico (es. zone a 30 km/h), corsie ciclabili (che, a differenza delle piste, consistono in mere indicazioni di segnaletica orizzontale in carreggiata per la individuazione di spazi riservati ai ciclisti, sono di minor costo e più rapida realizzazione), parcheggi diffusi (non solo in corrispondenza dei principali poli attrattori), intermodalità col trasporto pubblico, segnaletica dedicata. Così come restano da affrontare ad esempio i nodi rappresentati dagli oltre 20 km di binari dismessi che ancora giacciono nelle strade della città creando situazioni di pericolo ai ciclisti e non solo.
Molti di questi aspetti, invero comuni nelle esperienze di Bike Masterplan esistenti, erano oggetto di specifica attenzione proprio nel Piano della Mobilità Ciclistica a cui avevamo collaborato, su invito di Croci, condividendo un importante lavoro con gli uffici dell’assessorato.
 
Se ci si consente dunque di ridimensionare il titolo a “presentazione degli interventi sulla ciclabilità 2010-2011” riteniamo che quanto comunicato ieri possa essere un utile ed importante punto di partenza, ma esortiamo sindaco e assessori ad accelerare il passo sulle realizzazioni, riducendo invece le politiche degli annunci permanenti che ingenerano perlopiù attese insoddisfatte e accumuli di frustrazioni, non servendo quindi a migliorare la vita dei ciclisti milanesi.


Inaccettabile
 Ieri sera, in Consiglio di Zona 3, l’assessore Simini ha presentato il progetto dei lavori di riqualificazione di corso Buenos Aires, che sono cominciati oggi con la cantierizzazione dell’area coinvolta.
 
Nonostante il titolo del progetto sia un’altisonante “riqualificazione di corso Buenos Aires” abbiamo scoperto che si tratta di un ben più modesto maquillage dei marciapiedi.
Un intervento da circa 3 milioni di euro che sembra avere un solo obiettivo: abbellire quello che c’è. Migliorare va sempre bene, intendiamoci, ma siamo convinti che questo basso profilo nasconda una grande occasione mancata. L’ennesima per Milano e per la mobilità sostenibile.
Alla nostra consueta domanda “E la bici dove va?”, la risposta è stata «vedremo, in futuro penseremo al da farsi, ma comunque per ora non si ritiene necessario prevedere alcun intervento specifico su corso Buenos Aires, visto che c’è già una pista ciclabile in via Morgagni». Con ciò confermando precedenti identiche affermazioni di altri assessori.
 
Inutile giocare con le parole. Riteniamo che questa sia una risposta sbagliata, che già troppe altre volte in passato ha prodotto danni. E ci pare altresì grave la mancanza assoluta di dialogo con gli utenti che ha caratterizzato l'avvio di questi lavori.
 
L’obiettivo che Milano deve darsi, per poter cambiare realmente e non solo nelle buone intenzioni l’approccio alla mobilità, è quello di una rete stradale che sia nel suo intero sviluppo accessibile e fruibile alla bici, in condizioni di sicurezza. Una permeabilità diffusa alla bici. Ciò anche per superare l’attuale frammentazione della rete ciclabile e la sua cronica insufficienza.
Se si condivide che questo è l’obiettivo, esso potrà essere raggiunto con modalità diverse, volta a volta dipendenti dal contesto e non sempre definibili a priori: moderazione del traffico, marciapiedi condivisi, corsie e piste ciclabili. Ma anche attrezzature per la sosta, intermodalità e molto altro.
Non stiamo allora prefigurando soluzioni per la ciclabilità su corso Buenos Aires. Ma riteniamo indispensabile che la ciclabilità esista. E’ cioè irrinunciabile che la bici abbia un ruolo visibile e specifico nella platea degli utilizzatori del corso, con soluzioni pensate, sia per la mobilità sia per la sosta, sin dal progetto e non rimediate a posteriori.
 
D’altro canto, l’asta corso Buenos Aires-corso Venezia assume anche un significato simbolico, essendo una delle più trafficate dal punto di vista ciclistico, come risulta dai nostri periodici censimenti (con oltre il 10% di tutti i passaggi registrati).
 
CICLOBBY ha quindi deciso di intraprendere una battaglia civile, che sia anche culturale e politica, affinché l’affermazione del diritto alla mobilità sostenibile e gli impegni assunti si traducano poi in scelte coerenti e responsabili.
 
Vorremmo costruire un’azione che coinvolga consiglieri comunali e di zona, di maggioranza e di opposizione, operatori commerciali sensibili, associazioni di via (come AscoBaires), comitati di quartiere, associazioni culturali come quella degli amici del Teatro Elfo Puccini, affinché la questione della ciclabilità di corso Buenos Aires, nella realizzazione del previsto progetto di riqualificazione, non venga accantonata.
Proviamoci insieme.


XI Premio Virtù Civica - Menzione speciale per Ciclobby
Si è svolta ieri sera  l’11^ edizione del Premio alla Virtù Civica “Panettone d’Oro”.
 
Il Riconoscimento nacque a metà degli anni '90 per iniziativa del Coordinamento Comitati Milanesi, come premio per le persone che si erano distinte per le loro virtù civiche, destinandolo non tanto a chi abbia mostrato un alto senso civico in un'occasione particolare, e talvolta sporadica, ma a chi con un comportamento costante nel tempo abbia manifestato una completa assimilazione dei principi del vivere civico. Solidarietà, attenzione al territorio e all'ambiente, rispetto reciproco, tutela dei più deboli ed emarginati, promozione della cultura, tutela dei diritti dei cittadini e giustizia sono alcune delle virtù civiche che possono rendere meritevole qualcuno del premio.
Dopo una sospensione di qualche anno, l’iniziativa è stata ripresa da Coordinamento Comitati Milanesi, Assoedilizia, Amici di Milano, Comieco, Legambiente, Associazione Stak, City Angels, con la collaborazione del quotidiano Il Giorno.
 
Nella affollata sede di Assoedilizia, alla presenza dei diversi rappresentanti del Comitato organizzatore, ma anche dell’economista Marco Vitale, del consigliere comunale Carlo Montalbetti e del presidente del Consiglio Comunale Manfredi Palmeri, si è svolta dunque la cerimonia di premiazione.
 
Tra i destinatari del riconoscimento civico anche Fiab CICLOBBY, tramite il suo presidente Eugenio Galli, che ha ricevuto dalle mani di Jole Garuti la menzione speciale per la “Chiara espressione del costante impegno di tutti gli associati nel promuovere l’uso della bicicletta: mezzo efficace per una mobilità sostenibile e strumento di svago che favorisce socialità e rapporti umani”.
 
Il presidente di CIclobby Eugenio Galli, nel ringraziare i presenti e gli organizzatori, ha voluto ricordare la figura del fondatore dell’associazione, Luigi Riccardi (“Gigi”, come ha soggiunto un membro della giuria), uomo di grande generosità e lungimiranza, che si è sempre speso con impegno a favore della causa della bicicletta, diventandone l’emblema, fino alla sua prematura scomparsa.
«Anche se può suonare strano – ha aggiunto Galli - sentire il termine “eroi” in questo contesto associato alla bicicletta, è vero che, a Milano, per scegliere la bici, un poco bisogna esserlo.
Ciclobby, come associazione ambientalista operante sul territorio, cerca di promuovere partecipazione, socializzazione, condivisione e la responsabilità di un cambiamento culturale che, per sconfiggere una antica disattenzione sui temi della ciclabilità e in generale della vivibilità, non può essere affidato a retorica e buone intenzioni ma richiede più che mai azioni concrete.
E noi sappiamo di dover continuare il nostro impegno affinché la bici possa finalmente diventare un mezzo “normale”, e non solo eroico, anche a Milano.
Di fronte alla difficoltà delle sfide, e all’avanzare di modelli di indifferenza ed egoismo, appare necessario ritrovare una “concordia urbis”, uno spirito civico, oggi sempre più smarrito, frustrato e deluso».
 
Per citare Rousseau: "Les maisons font la ville, mais les citoyens font la cité".


La politica dell’immobilità ciclistica
Milano ha un tremendo, disperato bisogno di politiche per favorire scelte di mobilità dolce, leggera, sostenibile.
Ciò non è solo dettato dal timore di sanzioni dall’Europa per il superamento delle soglie di inquinamento ritenute tollerabili. O per frenare azioni legali di associazioni e comitati cittadini che, attraverso il ricorso alla magistratura, chiamano in causa le responsabilità degli amministratori. Ma è innanzitutto per vivere tutti meglio. Tutti. E per costruire insieme una città desiderabile e a misura di persona, che vada incontro alle esigenze dei suoi abitanti, anziché apparire ostile o indifferente.
 
Promuovere il cambiamento si può, ma per cominciare è necessario volerlo. E bisogna essere consapevoli che dirlo non è sufficiente: occorre il coraggio di metterlo in atto, anche sfidando le difficoltà.
 
Limitando per ora lo sguardo ai temi della mobilità ciclistica, è sotto gli occhi di tutti che, sino a questo momento, provvedimenti e realizzazioni concreti a favore della ciclabilità nella nostra città stentano ad arrivare. Anzi, proprio non ci sono. Se ne fa un gran parlare, ma nel frattempo i progetti languono nei cassetti. Procedono al rallentatore. La rete ciclabile rimane scucita. E pare mancare una visione strategica efficace, come quella di un serio Bike Masterplan che Milano ha rifiutato di adottare. Resta da capire quali siano i veri motivi di questa continua “distrazione”. Per cui la bici sembra per lo più ridotta a una cyclette.
 
Certo non conforta sapere che, a Milano, è così da molti e molti lustri. Dobbiamo forse rassegnarci al peggio?
 
Da anni si susseguono annunci e conferenze stampa anche in sedi internazionali. Annunci solenni che promettono trasformazioni. Segnalano rivoluzioni in corso. Disegnano scenari meravigliosi: Raggi e Miraggi. Ma sembrano soprattutto una rassegna di buone intenzioni, quando va bene scritte sulla carta e rigorosamente declinate al futuro (“50 km di piste ciclabili in più”). E con le sole buone intenzioni non si va da nessuna parte. O, per meglio dire, si arriva direttamente all’inferno, che è il nostro quotidiano, sotto l’egida dell’emergenza permanente (traffico, inquinamento, sicurezza stradale…).
 
Come possiamo continuare a dar credito alla serietà degli impegni, nella continua assenza di quella concretezza che sola può distinguere le intenzioni dalle realizzazioni? Come è possibile mantenere fiducia se, trascorrendo i mesi e gli anni, gli impegni risultano puntualmente sconfessati dalla realtà, dalla ostinazione dei fatti, dalle continue occasioni perdute (Fiera di Rho, stazione Centrale, tunnel di porta Nuova… tanto per citare alcuni dei casi più recenti)?
 
Anche se siamo abituati, ma non ancora assuefatti, alla politica dell’annuncio a getto continuo, e ripetutamente tradito, diciamo chiaro che non è questa la politica che ci piace. E si sta superando ogni limite di sopportabilità e decenza.
 
Dopo la sostituzione dell’assessore Croci abbiamo assistito a una frammentazione delle competenze su traffico, mobilità e ambiente, e a una suddivisione delle deleghe che non giova alla complessità dei temi né alla chiarezza delle attribuzioni di responsabilità. Mettere d’accordo più assessori diversi è certo più difficile che riferirsi ad uno solo. Ma questa è una decisione politica che può non riguardarci, a condizione che venga salvaguardata l’efficacia delle azioni di governo.
 
Il Vicesindaco Riccardo De Corato, rispondendo a una serie di articoli usciti nei giorni precedenti, ha annunciato qualche giorno fa un nuovo “impegno per le piste ciclabili”.
 
A proposito di questo intervento, sorgono tre considerazioni.
Primo. Quando afferma che i progetti dei nuovi interventi sono stati definiti “a dicembre 2009 ed è in corso l’affidamento della progettazione esecutiva e della realizzazione a MM” ci pare che questo corrisponda a una ammissione che, fino ad ora, tutto è rimasto fermo. A dispetto dei reiterati annunci di questi anni.
Secondo. Il Vicesindaco dichiara che “l’inizio dei lavori per le piste ciclabili è previsto nel settembre 2010”. Chiediamo: perché lasciar trascorrere un altro anno prima di iniziare? Giova ricordare che il Sindaco Moratti ha iniziato il suo mandato a giugno del 2006. Che sin da allora ha più volte dichiarato che rendere Milano “amica della bici” è una priorità della sua amministrazione. Ad oggi sono quindi trascorsi tre anni e mezzo. Un tempo ampiamente sufficiente a dare segnali forti e inequivocabili di un cambiamento concreto. E invece, zero (facendo salvo ovviamente il bike sharing, che però è ancora un progetto in itinere, ben lontano dalla sua compiuta realizzazione).
Terzo. Continuando con questo trend, riesce difficile immaginare una miglior sorte per i molti progetti annunciati. Non è nel nostro desiderio o interesse farci profeti di sventura. Ma, al di là dello sconcerto che questo può dare a molti di noi, quel che più preoccupa è che ancora una volta chi amministra Milano non pare aver colto il valore strategico che la ciclabilità può avere non solo per la sua valenza turistica e del tempo libero, ma anche, e in questo caso dico soprattutto, per quella della mobilità quotidiana delle persone. Un valore che non può essere rincorso soltanto in funzione di scadenze elettorali.
Continuare a parlare di “piste ciclabili” è il primo degli inganni. Perché le piste ciclabili non sono possibili ovunque, hanno costi e tempi di attuazione diversi, ma soprattutto non rappresentano né l’unico, né il più importante intervento, se l’obiettivo è quello di una città a misura di bici. Le migliori esperienze insegnano che una buona ciclabilità nasce da un mix di provvedimenti: basta andare in qualsiasi città europea (da Berlino a Bordeaux, da Strasburgo a Vienna, da Monaco ad Amsterdam) per rendersene conto senza possibilità di smentita. Ma per questo occorrerebbe avere chiarezza di idee che invece qui sembrano sempre più affastellate in modo confuso.
Come cittadini non possiamo che esserne preoccupati.
 
Eugenio Galli (presidente Fiab CICLOBBY Milano)


Integrare il PGT con il Piano Mobilità Ciclistica
Tra gli emendamenti al Piano di Governo del Territorio  (PGT) attualmente in discussione in Consiglio comunale ne è stato presentato uno per tentare di recuperare, conferendogli esplicita rilevanza, il Piano della Mobilità Ciclistica.
 
Ci auguriamo che questo emendamento riceva un sostegno bipartisan per restituire dignità a un documento – alla cui elaborazione CICLOBBY aveva collaborato, invitata dall’assessore Edoardo Croci, in modo importante, pubblicamente riconosciuto, con un lavoro di squadra coordinato da Gigi Riccardi – altrimenti destinato quasi certamente all’oblio per colpa di amministratori insensibili.
 
Successivamente alla elaborazione, il bike masterplan di Milano avrebbe dovuto essere approvato e reso di dominio pubblico. Ma le cose sono andate diversamente.
 
Fermo restando che, come diceva spesso Riccardi, “non serve più carta per migliorare la circolazione delle bici”, in tutti i casi (anche quindi in caso di accoglimento dell’emendamento citato) CICLOBBY insisterà sulla CONCRETEZZA delle realizzazioni.
 
Affinché le “buone intenzioni” contenute nel Piano non restino, per l'appunto, solo sulla carta, confinate all’alveo, invero assai ricco e scivoloso, dei buoni propositi.
Perché ovviamente non è questo il nostro interesse.
 
Notizie dell’emendamento sono state pubblicate sul Corriere della sera del 13 gennaio 2010 e si trovano a questo link: http://archiviostorico.corriere.it/2010/gennaio/13/spunta_emendamento_sulle_piste_ciclabili_co_7_100113015.shtml
 
Eugenio Galli (presidente Fiab CICLOBBY Milano)


Quelli che violano la legge...

Sul Forum del Corriere è apparso nei giorni scorsi un messaggio a proposito della recente manifestazione organizzata da Ciclobby per protestare contro il divieto di transito alle bici del Tunnel porta Nuova.

Ne è scaturito un dibattito e il presidente di Ciclobby è intervenuto con il messaggio riportato a seguire.

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Quelli che violano la legge "per protesta"
Sarebbe ora di finirla con tutta quella marmaglia (quasi semopre di sinistra) che, per "protestare", si ritiene in diritto di violare la legge. Come ciclobby, che, per protestare contro il divieto di accesso alle bici del sottopasso di porta nuova, organizza transiti abusivi, e piazza cartelli (pure abusivi) nel sottopasso. Ognuno potrebbe avere il suo buon motovo per "protestare". E allora la societaà diventa un porcaio!
Quelli di sinistra si meritano una società di sinistra. Così vedremo veramente finire l' illegalità e sbattuti in galera (o in Siberia) tutti i dissidenti
 
Paolo caminati
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Egr. sig. Caminati,
Tralascio tutte le qualificazioni di appartenenza politica che lei usa, brandendole come una clava, anche nei confronti di Ciclobby. Non mi interessa replicare su questo che è, e resta, una Sua opinione. Anche se non condivido nulla di ciò che lei afferma, né il tono di disprezzo che lei utilizza.
Mi fermo ai fatti.
Per farle notare che se c’è qualcuno, in questo caso, che sta violando le norme vigenti, questo è il Comune di Milano che ha sancito, con ordinanza del sindaco, un ILLEGITTIMO DIVIETO di accesso a una categoria di utenti (i ciclisti) su una strada ordinaria urbana (il Tunnel porta Nuova). Illegittimo ai sensi del Codice della Strada in vigore. Questa decisione arbitraria costituisce il nodo “tecnico” della questione che potrà, se lo desidera, approfondire anche sul sito di Ciclobby.
La questione “politica” è poi che vi è una EVIDENTE CONTRADDIZIONE tra gli intenti manifestati a favore della mobilità sostenibile da parte dell’Amministrazione milanese e i provvedimenti in concreto adottati, come in questo caso, per giunta su una strada di nuova costruzione.
 
Noi siamo intervenuti due volte su questo tema: con un comunicato stampa ad agosto, e con una lettera inviata ai responsabili dei lavori ad ottobre. In entrambi i casi non abbiamo avuto alcuna risposta.
Perché dovremmo subire supinamente questa nuova “frattura” creata nella nostra città?
Dopo la manifestazione organizzata da Ciclobby a dicembre confermo che andremo avanti, valutando anche le opportune azioni legali (che speriamo non necessarie, sia perché costituiscono un ulteriore fronte di impegno defatigante, sia perché onerose economicamente: ma, a mali estremi…).
Ognuno si deve assumere le responsabilità proprie.
 
E’ fuori dubbio, peraltro, che i cittadini hanno diritto di chiedere attenzione a temi collettivamente rilevanti, di contribuire a una comune elaborazione culturale, di proporre soluzioni, di criticare le cose che non vanno e anche di protestare quando ritengono violato un loro diritto, senza neppure escludere azioni di disobbedienza civile di cui sono disposti ad assumersi la responsabilità. Si chiama “partecipazione”, ed è un importante esercizio dei doveri di cittadinanza.
E’ quello che la nostra associazione cerca di promuovere, in modo civile e con un continuo esercizio di pazienza e tenacia, da oltre venti anni.
Ma è anche ciò che avviene in qualsiasi democrazia. La Siberia, davvero, non c’entra. Tanto meno il porcaio.
Lei è libero di dissentire, ma almeno selezionando meglio gli argomenti.
 
Ho poi letto la lunga serie di interventi che sono scaturiti, su cui mi permetto qualche osservazione.
 
Si ripropone purtroppo una diatriba di schieramento politico che davvero qui non ha ragione d’essere: la bici non è di sinistra né di destra, ma è un valore per la città e un mezzo per muoversi. Se non si coglie questo aspetto, non si capisce più di cosa stiamo discutendo. E non si va da nessuna parte.
 
Osservo per inciso che mi pare emergere da più parti chi confonde CICLOBBY con il critical mass. Il paragone non mi offende, ma va detto, a onor del vero, che sono due esperienze molto diverse. A partire dal fatto che la prima è un’associazione, con tanto di statuto, organi direttivi, quote di adesione, sede sociale; il secondo è un movimento fluido e privo di soggetti rappresentativi, fatto da incontri di persone che, attraverso coincidenze organizzate, occupano le strade in bicicletta (solitamente il giovedì sera). La bici è dunque un denominatore comune di esperienze che si declinano in modo differente.
 
Qualcuno si chiede che problema ci sia nello scendere e portare la bici a mano per qualche decina o centinaio di metri.
Ma immaginate per un istante che un simile trattamento venga imposto a chi sta guidando la propria auto, d’improvviso costretto a scendere e spingerla a piedi sulla base di provvedimento immotivato dell’amministrazione! Non credo che la cosa passerebbe sotto silenzio…
 
Altri suggeriscono ai ciclisti di portare pazienza (come se non avessimo pazientemente atteso in tutti questi anni…) e attendere la fine del cantiere, prevista per il 2012, quando in superficie vi sarà un’area ciclopedonale di 160.000 mq con 2 km di piste ciclabili (stando al progetto).
Obiezione non condivisibile per due ordini di motivi.      
Primo: che si fa da qui al 2012? Chi oggi dalla zona del Cimitero Monumentale vuole recarsi in bici verso Porta Venezia, che cosa deve fare? E cosa fa il ciclista che arrivando da viale della Liberazione intende proseguire verso il Monumentale o deve recarsi alla Stazione Garibaldi? Mettiamo per ora da parte ciò che sarà in futuro quell’area, a lavori ultimati, ma oggi “dove va la bici?”. Oggi, non nel 2012!
Una città che pensa alla mobilità dei ciclisti, lo fa anche nelle situazioni di cantiere. Mentre neppure il “percorso pedonale provvisorio”, sommariamente indicato da alcuni tabelloni in prossimità del cantiere, si rivela adatto al passaggio in bici, in qualche caso entra anzi in conflitto con le esigenze della mobilità pedonale, e comunque non rappresenta in nessun caso una valida alternativa al tunnel che resta l’unico collegamento diretto esistente tra un importantissimo punto di generazione per il traffico ciclistico come la stazione di Porta Garibaldi ed una delle zone più attrattive di Milano (Inps, Esatri, Uffici comunali, Università, etc etc).
Secondo punto: il futuro. Noi riteniamo che il ciclista, anche a cantiere terminato, debba poter scegliere, in base alle proprie esigenze, il percorso più opportuno, più lungo o più breve anche in relazione al tempo disponibile: la bici non è solo mezzo di svago, ma anche, insistiamo, un comodo ed efficace mezzo di trasporto. Non si vede perché gli automobilisti possono usare una strada dritta, mentre ai ciclisti si impongano percorsi tortuosi e vaghi. Impregiudicata quindi l’accessibilità dell’area ciclopedonale, non riteniamo che essa debba rappresentare una alternativa secca alla percorribilità del tunnel, che va garantita in condizioni di sicurezza e parità con gli altri utenti della strada.
 
La bici non è una cenerentola, ma un mezzo di trasporto con pari dignità rispetto agli altri. Certamente più virtuosa di altri, visto che non ha bisogno di infrastrutture pesanti, imponenti, complesse e costose. Ma di un’attenzione dedicata e costante, questo sì. Ed è ciò che, in questo caso, vistosamente manca.
Occorre prendere atto che a Milano, in confronto a qualunque altra città europea e a molte altre città italiane, la mobilità ciclistica è rimasta al palo. Con alibi di volta in volta diversi.
 
Eugenio Galli (presidente Fiab CICLOBBY Milano)


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